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INDICE

INDAGINE CONGIUNTURALE

Indagine congiunturale trimestrale - 3° trimestre 2020

I risultati dell’indagine congiunturale vengono, anche in questa occasione, commentati dal Presidente Regionale della Confindustria, Dott. Giuseppe Bono.

“I dati parlano da soli e, vista la inimmaginabile situazione in cui il mondo intero si trova, non potevano che evidenziare quanto riportato nella nota di sintesi.

Eravamo indecisi sull’opportunità di presentare la congiunturale in questo trimestre proprio per l’anomalia del momento; facilmente prevedibile una crescita del congiunturale ed altrettanto facile intuire una flessione del tendenziale.

Pertanto, in questa sede, voglio ritornare sui punti cardine delle problematiche del nostro Paese; problematiche che più e più volte abbiamo, anche in tempi diversi, evidenziato.

L’Italia deve cambiare e, questa pandemia, imporrebbe di farlo quanto prima se non vogliamo regredire e perdere sempre più quei livelli a fatica conquistati negli anni migliori, livelli che comunque ci hanno sempre visti arretrati rispetto ai tradizionali partner europei e mondiali.

Produttività di sistema, efficienza, sburocratizzazione – per non dire radicale cambiamento della pubblica amministrazione – non possono più essere solo oggetto di enunciati del momento ma obiettivi da perseguire con vigore, con linee d’azione semplici ma tempestive.

In un recente convegno sul sistema del mare e della portualità ho parlato di responsabilità e torno a parlarne nuovamente in questa sede.

Abbiamo, in questo Paese, il dovere di riappropriarci del senso della responsabilità, del senso del dovere a tutti i livelli. E’ quanto mai necessario uno scatto d’orgoglio collettivo, che ricrei lo stesso spirito del dopoguerra: un’intera generazione di italiani si è rimboccata le maniche e, passo dopo passo, lavorando incessantemente, ha fatto dell’Italia il secondo paese manifatturiero d’Europa e il quinto al mondo.

La pandemia non ci deve portare all’apatia, alla sistematica attesa di interventi assistenziali tout court. Certo sono dovuti ed in particolare sono dovuti a chi non ha potuto lavorare, a chi ha dovuto fermarsi, a chi ha perso l’azienda o il lavoro.

Ma il richiamato senso di responsabilità ci deve portare a delineare velocemente il nuovo Paese, perché volenti o nolenti, l’Italia non sarà più la stessa a partire dal senso di smarrimento che permea tutto il contesto e condiziona l’operato quotidiano.

Poche azioni, decise, ferme, incentrate sui mali storici italiani quali ad esempio: tempi intollerabili della giustizia, burocrazia fine a sé stessa, disparità territoriali che si sono acuite ancor più, debolezza infrastrutturale, scarsa considerazione del valore lavoro, disincentivazione della capacità di intraprendere, assenza di una reale politica industriale, scarsa attenzione a cultura e istruzione, vanno attuate a breve altrimenti l’Italia non ce la farà”.

Allegati

Commento di sintesi (file .pdf - 79Kb)
3°20 (file .pdf - 2545Kb)

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